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Cos’è un ghost producer? Un'intervista a chi non appare ma offre agli artisti la sua creatività

Joe Casagrande, ghost producer techno della scena Romana e manovale dell’elettronica da oltre 20 anni.

 

1) C’è un grande abbraccio che sembra unire gli italiani nel nostro paese e nel mondo e si chiama techno.

Per alcuni è acid, per altri è minimale, per altri è tek-house ma sembra essere quello che riesce a portare tutti in pista in qualche modo.

Secondo te perché?

 

Perché ancora oggi rappresenta un momento di “unione” senza “barriere” e di libertà.

Anche se chiaramente contestualizzato nei tempi attuali.

 

2) Tu c’eri all’inizio di tutto:

quando la techno sia faceva con i synth analogici, con i sequencer hardware fino ad oggi quando si può fare anche solo dentro un tablet.

Per te che continui a lavorare nella musica a tempo pieno era meglio quando c’erano più limiti oppure ora ti senti più libero?

 

Ho sempre prodotto con quello che c’era. Siamo partiti in una “bedroom studio” con un campionatore akay s900 espanso poi a 4 mega (per fare un loop ci mettevamo anche diverse ore con un display minuscolo in grigio nero) synth roland s1000 additivo, Korg Ms 20 con quale si faceva di tutto dai suoni di Kick ai Sub agli arpeggi,  ma anche tastiere Yamaha commerciali dell’epoca e computer Atari Mega Uno. Un sistema operativo da mezzo mega. Si lavorava in midi.

Poi l’avvento delll’audio. I processori Pentium le schede, il resto lo sapete..

Il vantaggio di venire dal passato dove la maggior parte delle tecnologie non c’erano mi consente di impiegare gli “strumenti” attuali con quelle logiche.. come un grafico che ora usa Photoshop ma disegnava tavole con la china o le matite..

La libertà creativa non viene dallo strumento ma dall’approccio.

 

3) So che di recente hai lavorato a un remix di un artista particolarmente famoso (Ricardo Villalobos) per conto di una dj romana della scena.

Possiamo anche non inserire i nomi, ma mi sembra che l’approccio alla produzione fosse particolarmente interessante..qualche spunto?

 

che i “grandi” i brani li suonano al momento. registrano tutto, editano, masterizzano e il gioco è fatto.

 

4)Cos’è un ghost producer?

 

Qualcuno come me 🙂

Che non appare ma è nella produzione.

Che nutre artisti condividendo creatività.

 

5) Ci sono sentimenti nella techno?

 

Ci sono sentimenti dietro a chi la fa? Se si, la risposta ce l hai.

 

6) In tanti sono capaci a mettere in fila i kick, in pochi sono in grado di rendere questa musica “viva”.

A livello tecnico, la tua ventennale esperienza cosa ti ha insegnato?

 

Che l’idea e l’anima sono alla base di tutto il processo creativo e tecnico. Se quest’ultimo rimane al servizio dell’anima la musica può essere calda e accende, se no, rimane un esercizio di stile tecnico che non avvolge anche se funziona.

 

6) Hai fatto gran parte delle tue produzioni con le casse del computer,  scheda audio integrata, cuffie e uno stereo rotto.

nonostante tutto le tue produzioni hanno un suono definito e caldo.

qual’è il tuo segreto?

 

Usare le cose che ho al meglio. Lo faccio appositamente ad ascoltare da “cassacce” non da studio. Adesso si trova di tutto per tutte le tasche (e comunque ho una Motu Ultralite Hybrid, controllers Akay mpc40 e Evolution, tastiera Akay MPK25 ascolti KRK Rokit 5 G3) ma l’orecchio non si compra.

In tal senso credo di essere fortunato.

Riuscire a sentire il suono bene anche dagli “speakerini” del laptop passando da cuffie studio monitors akg è un risultato. poi si va in studio e ci si confronta con il lavoro fatto.

 

7)Il tuo Vst del mese?

 

Kontakt 5 (London Strings Library ma sono vecchiette) – Spectrasonics Omnisphere e Trilian.

 

Max for Live – Fabfilter Pro Q2 – Saturn – ValhallaRoom  – Eventide Bundle (Blackhole, Omnipressor)

 

8)Il tuo tool preferito di sempre?

 

le orecchie 🙂

Grazie!!!!!